Pubblicato da: Massimo Calabrò | 23 agosto, 2008

Reggio Calabria: tra beni confiscati, querele e guerre tra giornali

Non entro nel merito dell’indagine del Ros. Ho grande stima negli uomini delle forze dell’ordine e nella procura reggina nonostante le poche risorse ed i pochi mezzi, in ogni caso, sono convinto, saprà inchiodare gli eventuali responsabili. Dico solo che si tratta di una cosa nota che i giornali e le agenzie di stampa avevano riportato nel mese di ottobre 2007. Averla riproposta ieri è stata una scelta, certamente legittima, delle testate che lo hanno fatto. Certo, c’è chi ha pronte le querele visto che, per fare un esempio, con le date non bisogna sbagliare. Per rinfrescare la memoria, questa è l’Ansa del 26 ottobre 2007.
 
‘Ndrangheta – Ros: I beni confiscati in mano ai vecchi proprietari
REGGIO CALABRIA 26 Ott. In provincia di Reggio Calabria diversi beni immobili confiscati da anni alle cosche della ‘ndrangheta ed assegnati agli enti territoriali, non solo non sono stati ancora  destinati alle previste finalità istituzionali e sociali, ma sono rimasti in uso o nella disponibilità dei loro originari proprietari o dei loro familiari.
E’ quanto sta emergendo dai controlli che i carabinieri hanno eseguito in 28 Comuni della provincia di Reggio, su 307 immobili, in seguito ad un’indagine del Ros sull’effettiva destinazione dei beni confiscati.
I carabinieri   secondo quanto riferito da fonti investigative – hanno eseguito nei 28 Comuni e presso la sede dell’Agenzia del Demanio del capoluogo, un decreto emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, per acquisire la documentazione amministrativa relativa alla gestione e all’utilizzo di 307 beni immobili confiscati ad appartenenti alle cosche della ‘ndrangheta ed assegnati ai diversi enti territoriali per finalita’ istituzionali o sociali.  
In particolare, sono stati interessati i Comuni di Africo, Ardore, Bruzzano Zeffirio, Cinquefrondi, Condofuri, Fiumara, Giffone, Gioia Tauro, Gioiosa Jonica, Marina di Gioiosa Jonica, Maropati, Melicucco, Melito di Porto Salvo, Molochio, Motta San Giovanni, Oppido Mamertina, Palmi, Platì, Reggio Calabria, Rizziconi, Rosarno, San Luca, San Procopio, Seminara, Siderno, Sinopoli, Varapodio e Villa San Giovanni. 
Eseguiti anche 31 decreti di ispezione ad abitazioni confiscate per verificare chi li occupa. 
I sopralluoghi, riferiscono gli investigatori, hanno evidenziato che molti dei terreni e dei fabbricati oggetto dei controlli sono stati assegnati ad enti o associazioni con finalita  sociali “solo alcuni anni dopo la loro presa in consegna”; alcuni, “a causa della lentezza dei relativi procedimenti amministrativi, non sono mai stati destinati ad alcun ente e risultano pertanto inutilizzati”; altri ancora, come detto, sono addirittura in uso o nella disponibilità degli originari proprietari o di loro familiari. 
I provvedimenti di oggi scaturiscono dagli accertamenti effettuati dal Ros, su delega della procura di Reggio Calabria, sull’effettiva destinazione dei beni confiscati in esecuzione di sentenze definitive di procedimenti penali e di prevenzione, affidati dall’Agenzia del Demanio ai Comuni della provincia reggina per finalità pubbliche. Un’attività di controllo avviata in seguito ad un’altra operazione del Ros, quella che il 16 marzo 2006 portò in carcere 34 presunti affiliati alla cosca Condello di Reggio Calabria.
In quella occasione, infatti, emerse che il fabbricato di proprietà del latitante Pasquale Condello, nella frazione di Archi, confiscato con sentenza definitiva del 13 gennaio 1997 e consegnato il 28 novembre 2001 dall’Agenzia del Demanio di Reggio Calabria al Comune, era ancora abitato dalla famiglia del latitante e da altri parenti. Solo nel novembre 2006 il Comune ne è entrato in possesso.
Proprio questa vicenda ha indotto ad estendere la verifica sugli immobili confiscati. (Ansa)

La cosa che mi ha fatto riflettere è invece un’altra. Questa notizia ha scatenato, non molto velatamente, la guerra tra testate. Mentre ieri c’è chi si vantava di aver fatto lo “scoop“, oggi un’altra altra testata restituisce al mittente le “accuse”. Ecco quanto scritto : “Si tratta di uno scoop durato 10 mesi“, “ancora nessuno sviluppo rispetto a 10 mesi fa“, “Ieri, a distanza di 10 mesi, giorno più, giorno meno, la notizia è rimbalzata sulle colonne di alcuni quotidiani“, “i nostri servizi lo avevano spiegato nel lontano ottobre 2007“, “i 370 sono stati sentiti come persone informate dai fatti e non come indagati, come invece riportato – si legge ancora sul giornale – dalle notizie rimbalzate ieri“. In sintesi, dicono alcuni giornali ad altri, siete arrivati 10 mesi dopo.
Scoop o no scoop?

Fatti loro.
Intanto la “guerra” continua. Domani, immagino, un’altra puntata.

Aggiornamento 24.8.08

Lo avevo scritto ieri. Sono stato facile profeta. In effetti, come immaginavo, ogni testata quando viene attaccata si difende. Leggendo oggi il giornale accusato di aver fatto un falso scoop, lo stesso, riferendosi, senza fare il nome, all’altro, scrive di “scopiazzature altri”, del “quotidiano che passa all’attacco utilizzando argomenti riciclati dal politicuccio di turno” ed ancora di “scopiazzatura parziale e maldestra“, di “maldipancia a qualche ras della politica e dell’informazione” e che “grazie a certe omissioni che si aprono spazi per quei giornali che intendono dare le notizie che gli altri non danno“.
A questo punto il mio dubbio è: Ci sarà la replica o l’altro giornale farà cadere queste accuse nel vuoto? Vedremo. Da neutrali spettatori

 Aggiornamento 25.8.08

Nessuna risposta dal giornale accusato di aver “scopiazzato” l’altro.  Guerra finita?

 

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Responses

  1. Odio il “non entrare nel merito”.
    Detesto (come più volte ho avuto modo di dirti) quella subdola condotta di TUTTE le testate calabresi di farsi la guerra senza nominarsi (anche in questo modo Veltroni ha perso le elezioni).

    Il Quotidiano della Calabria non avrebbe dovuto dare manforte a Naccari il quale rispetto alla notizia divulgata da CalabriaOra è sembrato tanto uno Scopelliti del PD.

    Il Quotidiano della Calabria che, evidentemente è stato soft, è diventato – per Scopelliti che lo massacra ad ogni occasione – un buon giornale.

    CalabriaOra strumento di “non si capisce cosa”.

    Comunque sia le rivalità fanno bene. Significativo che Gazzetta del Sud – quando si tratta di dare notizie – è sempre fuori dai giochi.

    am


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