Pubblicato da: Massimo Calabrò | 13 ottobre, 2008

Integrazione a Reggio Calabria tra falso razzismo ed intolleranza

Si parla spesso in questi ultimi giorni di razzismo. A volte lo si confonde con l’intolleranza. Parliamo di Reggio Calabria e di microcriminalità. E’ naturale, a mio giudizio, essere intolleranti, non razzisti, contro chi delinque, contro coloro i quali rubano macchine e chiedono il “riscatto”, contro gli sfruttatori, chi non rispetta il prossimo e tante altre cose. Italiani o stranieri che siano. Però se osserviamo i quotidiani locali, soprattutto in questi ultimi giorni leggiamo che coloro i quali commettono i reati appartengono a poche nazioni. Tre o quattro, non di più. E tra queste l’Italia compare sempre meno. In questo post mi limito a parlare di microcriminalità, di macro su internet se ne parla già abbastanza e non mi va di avanzare ipotesi sociologiche che interesserebbero pochi. Torniamo alla micro ed alle conseguenze. Recentemente il Comune di Reggio Calabria aveva acquistato un appartamento all’interno di una cooperativa per destinarlo ad una famiglia rom. I condomini scrissero al Sindaco ed ai media sottolineando a chiare lettere che non avrebbero voluto averli come vicini. Del caso se ne sono occupate le testate quotidiane locali e recentemente il settimanale La Riviera. C’è chi ha bollato il fatto come razzismo. Personalmente non credo si tratti di questo, ma di semplice intollerenza. Il popolo reggino non è mai stato razzista. Ma l’interrogativo che mi pongo è semplice. Cosa avremmo fatto al posto dei condomini? In attesa di commenti, c’è un’altra riflessione da fare. C’è una comunità in città che non ha mai creato problemi. Un vero esempio di integrazione e di convivenza. Sono i filippini. Ecco l’altra domanda. Se fossero stati filippini ad occupare l’appartamento cosa avrebbero fatto i condomini della cooperativa? Scritto al Sindaco? Minacciato lo sciopero della fame, così come ventilato nella precedente ipotesi? Non credo proprio. I filippini, non solo a Reggio, lo voglio ribadire, sono un esempio concreto di integrazione. Altro che razzismo.

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Responses

  1. Sono assolutamente d’accordo con te Massimo. Iniziamo a usare i termini giusti però. Quelli di cui parli tu non sono “rom”, ma zingari, visto che sono degli stanziali. Chiamiamoli con il loro nome. E’ indubbio, poi, che questi “signori” hanno una bella reputazione e non credo che si possano condannare quei cittadini che non li vogliono come vicini di casa. Come hai detto tu non si tratta di razzismo ma di intolleranza del tutto comprensibile. Si dice che Arghillà sia diventato un ghetto. Ma chi ce l’ha fatto diventare? Non sono stati proprio loro? Basta farsi un giro tra quelle case e vedi falò accesi sui balconi, panni stesi ovunque, carcasse di auto e morotini… Altra cosa sono i filippini, gente educata che lavora onestamente. Non vanno in giro a rubare auto oppure a spacciare.
    Chi si batte tanto per l’integrazione degli zingari e si arricchisce grazie a loro con pseudo associazioni, deve prendere esempio dalla comunità filippina che ha dimostrato di saper cnvivere civilmente in un Paese che non è il loro.
    Ciao. (do.mal.)

  2. Vorrei che possiate leggere un mio vecchio articolo per strill.it

    http://www.strill.it/index.php?option=com_content&view=article&id=6513:questione-rom-se-la-convivenza-non-e-un-valore-condiviso&catid=26:storie&Itemid=100

    questo un passaggio di ciò che penso


    E ciò va detto. Giù la maschera del falso buonismo. La comunità rom non si è integrata nel 2007 e difficilmente lo farà adeguatamente nei prossimi anni.

    Abbattere – a dire il vero ancora non del tutto e malamente – un ghetto di 40 famiglie e crearne uno nuovo di 92 è una mossa sbagliata senza ombra di dubbio, ma sparpagliare qualche famiglia a caso qua e là all’interno del tessuto urbano si rivelerà inefficace.

    Esistono, e il cronista non può non prenderne atto, membri della comunità rom che avranno un futuro e che a questa città potranno dare qualcosa. Perché scolarizzati, perché fortunatamente hanno scelto una strada differente. Ma altri ancora dicono, con i fatti, di non appartenere ad un modello civile di condivisione di valori come il rispetto e la pacifica convivenza.

    Ci sono i rom che lavorano ogni giorno (si pensi alla cooperativa sociale di recupero dei rifiuti ingombranti) così come ce ne sono altri che ogni giorno si preoccupano di macchiare la loro reputazione.

    Ma è così anche per i “non rom” così come definisce i cittadini ordinari il Presidente dell’Opera Nomadi, Giacomo Marino.

    Trenta soggetti commettono reati di varia natura certamente aggravati dalla “forma associativa” attraverso cui sono stati posti in essere e non succede alcunché. Un altro soggetto si difende forse eccessivamente, ma è più facile da catturare e viene arrestato. Questi i fatti. A prescindere dai punti di vista.

    Forse l’Opera Nomadi ha sbagliato a non esprimersi subito sulla vicenda e ciò non fa che procurare un danno alla stessa comunità che perde credibilità nella misura in cui la perde quel soggetto che tutela i suoi diritti in seno alle istituzioni… dei “non rom”.

  3. Lo ricordo bene il pezzo. In ogni caso è sempre più attuale

  4. quanto devono stare in coda di moderazione i miei commenti?

    se ti sembravano scorretti almeno metti solo questo:

    dicesi
    razzismo:ogni atteggiamento discriminatorio variamente motivato nei confronti di persone diverse per categoria, estrazione sociale, sesso, opinioni religiose o provenienza geografica

    intolleranza:rifiuto, intransigenza verso opinioni o convinzioni diverse dalle proprie

    TROVARE LE DIFFERENZE

  5. Per intolleranza, caro spavaldo, si intende l’incapacità di sopportare una determinata cosa o situazione.
    Intollerenza razziale, caro anonimo, è un’altra cosa. Ma non ne ho fatto cenno.

  6. e allora FANNE CENNO.

  7. non che uno voglia sempre parlare male dei giornalisti pero’…ci sono dati sulla microcriminalita’, al di fuori di articoli di stampa?

  8. dati locali intendi?

  9. “in questi ultimi giorni leggiamo che coloro i quali commettono i reati appartengono a poche nazioni. Tre o quattro, non di più. E tra queste l’Italia compare sempre meno.”

    fonti please
    tre o quattro….non di piu’


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