Pubblicato da: Massimo Calabrò | 9 ottobre, 2010

L’intervista di Sansonetti a Scopelliti (vista da chi c’era)

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Raccontare una partita di calcio, senza averla vista, sol perché riferita da altri è una cosa, giornalisticamente parlando, poco professionale. L’intervista di Sansonetti a Scopelliti arriva dopo un lungo scambio di telefonate che ho avuto con il vicedirettore di Calabria Ora Davide Varì. Il Governatore aveva dimostrato la sua volontà di farsi intervistare così come il giornale, inteso direttore e proprietà, per quello che avevo inteso io, voleva riprendere (iniziare?) un rapporto istituzionale, nonostante le chiare ed evidenti diversità di vedute. Scrivo di questa intervista del direttore di Calabria Ora a Scopelliti per un semplice motivo: poiché, interessati a parte, assieme al vicedirettore Davide Varì, abbiamo lavorato per farla fare. Una ricostruzione serena, senza fare riferimenti al passato ed alla campagna elettorale in cui il giornale sosteneva che tra Scopelliti e l’ex Governatore, secondo alcuni sondaggi, ci fosse un sottilissima differenza. E poi abbiamo visto com’è andata a finire. Torniamo a noi. Caso Musolino:  Il ragionamento qui è più complesso. Più ampio di quelle poche righe che, sinteticamente, sono uscite nell’intervista di giovedì 7. Si parlava di garantismo, Scopelliti ha ribadito più volte di esserlo diventato (garantista), Sansonetti di esserlo sempre stato. Tant’è che oggi, sabato 9 ottobre, Sansonetti lo dice chiaramente nel suo editoriale: “si può combattere la mafia e restare garantisti? Vi dirò la verità: sono convinto che si può combattere la mafia solo se si resta garantisti. Usare i metodi della repressione, dell’autoritarismo, del forcaiolismo vuoi dire esattamente fare il gioco della mafia”. E qui il commento lo lascio a voi lettori. Il ragionamento, dicevo, è più complesso. Si parlava del consigliere comunale Antonino Serranò. Scopelliti sottolineava di essere garantista ed in ogni caso ribadiva che alcuni atteggiamenti (il riferimento era al frame pubblicato da CO in cui il consigliere maneggiava un’arma) un rappresentante dell’amministrazione pubblica non dovrebbe farli. A quel punto Sansonetti ribadiva le sue posizioni, il suo essere garantista. Il Governatore ha ricordato il caso dell’ex consigliere comunale Massimo Labate, assolto recentemente, sottolineando che Lucio Musolino, nei suoi articoli, negli anni in cui Labate passò dal carcere all’assoluzione, aveva assunto, nei confronti dello stesso Labate, un atteggiamento forcaiolo. Tutto qui. Diversità di vedute. Ecco cosa scrive Sansonetti nell’editoriale di oggi, nella parte in cui si fa riferimento all’intervista, dal titolo “Non siamo forcaioli”. Leggetelo tutto, ricordandovi che la partita di calcio, cui accennavo sopra, la può raccontare solo chi l’ha vista allo stadio. “Mercoledì sono andato a Catanzaro a intervistare il presi­dente della Regione. È stata una intervista per me molto inte­ressante..Nel corso dell’intervista il presidente Scopelliti ha cri­ticato il nostro giornale ed io ho risposto. Ha anche criticato un nostro giornalista, accusandolo di essere un giustizialista, e io ho risposto. Ho pubblicato l’intervista, riportando credo in mo­do scrupoloso tutto quello che ci eravamo detti. Anche lo scam­bio di battute – da posizioni assai diverse – sul nostro giornale. Francamente non mi sarei mai aspettato di poter essere cri­ticato per questa semplicissima e lineare operazione giornali­stica. Invece l’altro giorno mi è arrivata sul tavolo una nota del­l’Ansa che riportava la dichiarazione di alcuni colleghi nella quale si censuravano le frasi di Scopelliti e si censurava – mi pa­re – anche il giornale che dirigo per avere pubblicato l’intervi­sta. La dichiarazione era firmata da una quindicina di colleghi calabresi e da due miei vecchi amici, che ho sempre stimato, e che sono due firme importanti sul piano nazionale: Enrico Fier­ro e Guido Ruototo. Questa dichiarazione conteneva toni critici verso il mio giornale per aver “propalato” – trascrivo il ter­mine usato nel comunicato – le dichiarazioni di Scopelliti. Mi spiace: allibisco. “Propalato”. Ho letto un po’ di libri, conosco questo termine. È un termine che era molto in voga ai tempi del Minculpop. Molti di voi, giovani, non sanno cos’è: era il ministero della cultura popolare ai tempi del fascismo. Ave­va la delega per la censura sulla stampa. Esercitava con lar­ghezza questa delega. Proibiva la “propalazione” di notizie giu­dicate inadatte. Specie se “atte a turbare l’ordine pubblico”. Mi son chiesto: ma come diavolo può essere finita una parola co­sì dentro una dichiarazione di Enrico e Guido? Non ho trovato risposta. Però gli interrogativi cui accenna­vo all’inizio dell’articolo si sono moltiplicati. Qual è l’idea dei miei colleghi? Quella che un giornale antimafia non debba pubbl­icare una intervista a Scopelliti? E perché mai? Perché è un ne­mico, perché è sospetto, perché è di destra, perché non piace? Spiegatemi, io davvero non capisco. Scopelliti – dicono – ha dato del giustizialista a un giornali­sta di “Calabria Ora”. Ho contestato a Scopelliti questa sua cri­tica molto forte. E lui mi ha dato atto. Poi però l’altra sera ad Annozero (la trasmissione di Santoro) ho sentito un certo numero di giornalisti – tra cui anche uno del mio giornale ­avanzare verso Scope/liti accuse molto più gravi di quella di es­sere giustizialista o garantista. È stato dipinto come un mafio­so, e nessuno lo ha difeso. Non c’era un filo di contraddittorio. Non sono stati portati documenti, o fatti o prove. Mi sono chiesto: ma cosa siamo diventati? Ma come fac­ciamo a insorgere se uno ti dà del giustiziali­sta e a sorridere se un altro ti da del mafioso? Ma come possiamo solo immaginare un sistema di stampa libera che non pubblichi l’intervista al presidente della Regione? È mai possibile che l’idea prevalente nel gior­nalismo italiano sia a questo punto illiberale, reazionaria, to­talitaria? Per uno come me, che viene dalle grandi lotte dei giornalisti italiani degli anni 70, contro le censure, contro lo strapotere de­gli editori, contro le grandi faziosità, contro il giornalismo kil­ler, vi giuro che il senso della sconfitta è grandissimo. Ecco, ri­partiamo da qui per ragionare. Torniamo alla domanda: si può combattere la mafia e restare garantisti? Vi dirò la veri­tà: sono convinto che si può combattere la mafia solo se si re­sta garantisti. Usare i metodi della repressione, dell’autorita­rismo, del forcaiolismo vuoi dire esattamente fare il gioco del­la mafia. La nostra società, la Calabria, si libererà dall’oppres­sione della criminalità organizzata solamente se saprà diven­tare più libera, più coraggiosa, più trasparente: non se si chiu­derà in una spirale cupa di odio, di paura, di sospetti. Tutto qui. Vedete, sarò sincero con voi lettori. Questi non so­no alcuni dei miei principi: sono i miei principi essenziali, non posso rinunciarvi. Sono sempre stati i miei principi. Non ho mai creduto al giornalismo delle insinuazioni e dei dossier. Quando ho potuto lo ho combattuto, lo ho respinto. “Calabria Ora” finché la dirigerò io, sarò un giornale ispirato a queste idee. Saremo nemici giurati della mafia. E saremo garantisti integrali.

Piero Sansonetti

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